La stele di Horemhat
Fonte immagine: Museo egizio di Torino, CC
Testo geroglifico, translitterazione e traduzione
Didascalia delle figure in alto
Il sacerdote Wab Horemhat
Sua moglie Djab
Sua figlia Tinitiunet
Suo fratello Min
Corpo della stele
Voglia il Re placare Osiride Signore di Abido eh Horus Signore di Nekhen,
Affinché essi diano un'ovverta invocatoria di pane, birra, bestiame, uccelli ed ogni cosa buona e pura, (vasi di) alabastro, vestiti, incenso, unguenti,
offerte e provviste per il Ka di Horemhat
generato dal guardiano cittadino Hormenief, partorito dalla signora della casa Djab.
Commento personale
All'inizio di questo secolo acquistai un videogioco "gestionale di strategia in tempo reale" ambientato nell’antico Egitto. Il videogioco chiedeva di inserire il nome del giocatore e, volendo, proponeva alcuni nomi egiziani; dato che non mi piacevano quelli proposti, volendo prendere un nome che non esisteva, modificai il nome Amenemhat sostituendo il nome del dio Amon con quello del mio preferito Horus. Mi piaceva l'interpretazione del nome come "essere davanti dando le spalle", non nel senso di importanza; il dio è davanti e tu lo segui, lui ti indica il cammino da seguire e guida le tue azioni; nacque così il nome di Horemhat che ho poi spesso utilizzato nella rete.
Molti anni dopo mi sono imbattuto in un articolo di Danijela Stefanović che descriveva una stele al Museo Egizio di Torino, scoprendo che un Horemhat era realmente esistito, era un sacerdote Wab vissuto durante il secondo periodo intermedio (forse sotto la XVII dinastia).
La stele
La stele del mio "omonimo" nel registro superiore presenta la sua famiglia a cui segue, nel registro inferiore, una semplice formula di offerta; i geroglifici però sono scolpiti veramente bene, in particolare l'avvoltoio G1 rappresentato con i ciuffi dietro la testa e la civetta G17 con le due classiche "orecchie" di piume tipiche dei gufi (e presenti, stilizzate, nelle forme corsive e ieratiche); prendetevi un attimo per ammirare la stele nel complesso se, come me, siete appassionati di scrittura e "calligrafia" egiziana.
L’articolo si dilunga analizzando il termine ‘nḫ-n-niw.t, titolo del padre del protagonista, sostenendo che fosse una sorta di "servizio di guardia cittadina" (come le nostre forze dell’ordine, come i vigili urbani…) identificando alcune famiglie nel quale il titolo era ereditario.
Infine, il nome del titolare della stele (Horemhat), del padre (Hormenief) e la dedica ad Horus di Nekhen, sono forti indizi che la famiglia fosse originaria proprio di Nekhen (Elkab), la città che aveva un forte culto del dio Horus.
La scoperta di questa stele mi ha subito emozionato e continua a farlo dopo anni. Il reperto, purtroppo non è in esposizione; non sono ancora riuscito a vederlo e non so se ci riuscirò mai.
Ecco, quindi, che ho voluto rendere omaggio al mio "omonimo" vissuto migliaia di anni fa.
Bibliografia
Helmut Satzinger – Danijela Stefanović, The Stela of Horemhat at Turin, Chronique d’Égypte, Volume 84, Issue 167-168, Jan 2009, p. 88 - 98.