Stele di Nakhtatum
In collaborazione con Nico Pollone
Fonte immagine: Museo egizio di Torino, CC
Descrizione della stele
L'immagine mostra una stele funeraria egizia dipinta e scolpita a rilievo, caratterizzata da una parte superiore centinata (arrotondata), da una vasta porzione inferiore ricoperta da iscrizioni geroglifiche in colonne e registri, e una parte laterale contenente due colonne di geroglifici
Elementi Principali dell'Opera
Registro superiore:
Mostra una scena d'offerta tradizionale, con una figura stante (probabilmente il defunto o un sacerdote) che compie un rituale davanti a un tavolo delle offerte imbandito e simboli o immagini sacre.
Registro inferiore:
Contiene una griglia o un insieme di colonne verticali con testi in scrittura geroglifica, tipicamente composti da formule d'offerta (d nswt ḥtp) rivolte alle divinità funerarie (come Anubis o Osiride) per garantire il sostentamento eterno dell'anima del defunto.
La fattura e la struttura ricordano le stele votive e funerarie del Medio Regno o del Nuovo Regno provenienti da importanti siti archeologici come Abido o Tebe.
Bordo:
Per carenza di spazio il testo prosegue nel bordo sinistro (per l'osservatore) della stele.
Testo geroglifico, translitterazione e traduzione
Registro superiore
Il signore delle due terre Djeserkare, signore delle corone Amenhotep, dotato di vita come Ra eternamente.
Questo è stato fatto dal sacerdote wab di Amenhotep Nakhtatum*, giustificato, perfetto nell'offerta.
* Il nome si presta a più interpretazioni, vedi note.
Registro inferiore
Dare lodi al signore delle due terre, Amenhotep, che dà vita ed a Menkheperura*, dio grande che ama la verità
* nome di intronizzazione di Thutmose IV
Egli ha salvato chi è nella Duat, a colui che lo ama è restituito il respiro.
Chi entra da te con (il suo) cuore afflitto è fatto uscire gioioso e danzante di gioia.
Ci si eleva a te grazie al tuo nome. Udendo il tuo nome forte è gioioso chi confida in te!
Un lamento è (riservato) a chi ti sfida.
Mettereste un coccodrillo davanti a [simbolo sconosciuto]?
Qualcuno [alzerebbe la voce ???] davanti ad un leone feroce?*
* La traduzione è molto dubbia, qui ho interpretato in modo letterale: "Qualcuno rafforzerebbe le parole ad un leone cattivo?", ma non esiste una traduzione certa per il gruppo di segni sqn. Vedi le note.
o stenderebbe la mano in un buco nel quale c'è un grande serpente?
Possiate voi vedere l'onore di Amenhotep, dotato di vita, mentre compe un prodigio per la sua città.
Note
Il nome del titolare viene interpretato come Nakht-atum, la grafia del nome è però incerta ed il presunto segno N35 è tutt’altro che sicuro (inoltre io non vedo segni X1). Un’interpretazione alternativa potrebbe essere Atum-khu (Atum lo protegge), ho utilizzato quest’ultima interpretazione per la trascrizione del testo.
Il testo della stele non presenta grossi dubbi ma ci si deve districare tra grammatica neoegiziana e segni incerti, mal disegnati o tratti dallo ieratico o geroglifico "corsivo"; poi arrivano le righe 7-8-9 col passaggio "del coccodrillo e del leone" che è estremamente incerto. Andiamo con ordine:
Riga 7: la frase presenta una domanda con grammatica neoegiziana che inizia per in [3], seguita da twtn pronome di 2^ persona plurale neoegiziano [3]. La frase è dunque una domanda retorica [1,2] che potrebbe basarsi su alcuni proverbi e modi di dire noti al tempo [2] ma anche ad eventi di bestie feroci affrontate senza danni [2]. Purtroppo la frase si conclude al rigo successivo con un simbolo sconosciuto. Ho cercato ovunque senza successo, alcuni simboli ieratici condividono alcuni tratti con esso, senza, tuttavia, dirimere la questione. Alla luce di tutto questo, forse lo scriba intende dire che non si sfida un Re-dio (infatti un lamento è riservato a chi ti sfida), farlo equivale a mettere un coccodrillo davanti alla porta? Nel letto? Non lo sappiamo.
Riga 8: come la frase precedente anche questa probabilmente si rifà ad un modo di dire che evidenzia quanto sia stupido sfidare una forza superiore [2]. Il termine chiave che rimane dubbio è quel sqn seguito da D2 e A2.
del quale è difficilissimo (per non dire impossibile) dare una corretta interpretazione; i testi consultati ammettono di non avere alcuna ipotesi valida [2,3]. Una mia ipotesi era sn-ḥr “baciare il volto” (baceresti il volto di un leone feroce?); alla fine ho interpretato sqn come "rafforzare" ma è inutile dire quanto sia un'ipotesi campata in aria; purtroppo anche in questo caso non avremo una risposta definitiva.
La frase successiva "del serpente" va inserita in questo contesto ma la grammatica qui ci aiuta; la ḥ di ḥfaw è scritta, nella stele, in geroglifico corsivo.
Anche il nome del titolare lascia spazio all'interpretazione. Il museo Egizio di Torino opta per Naktatum, un altra interpretazione possibile è Atumkhu.
Commento personale
Mi sono sempre tenuto lontano da Facebook ma recentemente ho deciso di iscrivermi per seguire alcune attività presenti solo lì. Proprio su FB, in un gruppo di egittologia, ho ritrovato il mio amico Nico che non sentivo da diversi anni. Sono stato veramente felice di questo incontro e mi ha fatto piacere quanto ancora sia appassionato della materia e desideroso di tradurre le iscrizioni geroglifiche. Questa traduzione è il nuovo frutto della nostra collaborazione.
Bibliografia
- Tosi, Mario-Roccati, Alessandro, Stele e altre epigrafi di Deir el Medina: n. 50001 - n. 50262 (Catalogo del Museo Eg. di Torino - Serie II. - Collezioni 1), Torino 1972, pp. 83–84, tav. p. 281.
- el Shazly, Yasmin, Royal ancestor worship in Deir el-Medina during the New Kingdom, Baltimore, Maryland August 2008, pp.178-183.
- Giacomo Cavillier, Corso di Neoegiziano, Kemet, Trofarello (To), 2018.